Senti le rane che cantano

Senti le rane che cantano
che gusto che piacere
lasciare la risaia
tornare al mio paese

Amore mio non piangere
se me ne vado via
io lascio la risaia
ritorno a casa mia

Non sarà più la capa
che sveglia a la mattina
ma là nella casetta
mi sveglia la mammina

Vedo laggiù tra gli alberi
la bianca mia casetta
vedo laggiù sull’uscio
la mamma che mi aspetta

Mamma papà non piangere
non sono più mondina
son ritornata a casa
a far la contadina

Mamma papà non piangere
se sono consumata
è stata la risaia
che mi ha rovinata

Écoute chanter les grenouilles
quel bonheur, quel plaisir,
quitter la rizière et
rentrer chez moi

Mon amour, ne pleure pas
si je m’en vais,
je quitte la rizière
je rentre chez moi

Ce ne sera plus la cheffe
Qui me réveille au matin,
Là-bas dans ma petite maison
C’est ma mamam qui me réveillera

Je vois là-bas entre les arbres
Ma blanche petite maison
Et je vois sur le pas de la porte
Ma mère qui m’attend.

Maman, Papa, ne pleurez pas
je ne suis plus mondine
je suis rentrée à la maison
pour faire la paysanne

Maman, Papa, ne pleurez pas
si je suis usée
c’est la rizière
qui m’a abîmée

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Uno dei canti di risaia più antichi e conosciuti. I piedi nell’acqua dodici ore al giorno, per piantare il riso e separarlo dalle erbe infestanti, esposte alla malaria e ai maltrattamenti dei capisquadra, con il divieto di parlare e di raddrizzare la schiena.

Le loro voci insolenti e squillanti cantarono la loro quotidianità lontano da casa, le loro pene, i loro amori e le loro lotte. Come molti altri, questo canto è stato edulcorato durante gli anni ‘60 da una società che voleva dimenticare un passato fatto di sofferenza, di povertà e di ribellione. In quasi tutte le versioni incise la prima strofa è stata eliminata, sostituita da un più gradevole “Amore mio non piangere…”.