Inno del sangue

Alle grida strazianti e dolenti
di una folla che pan domandava,
il feroce monarchico Bava
gli affamati col piombo sfamò.

Furon mille i caduti innocenti
sotto al fuoco degli armati caini
e al furor dei soldati assassini
“morte ai vili!” la plebe gridò.

Deh non rider sabauda marmaglia
se il fucile ha domato i ribelli,
se i fratelli hanno ucciso i fratelli,
sul tuo capo quel sangue cadrà!

La panciuta caterva dei ladri,
dopo avervi ogni bene usurpato,
la lor sete ha di sangue saziato
in quel giorno nefasto e feral

Su piangete mestissime madri
quando oscura discende la sera
per i figli gettati in galera,
per gli uccisi dal piombo fatal.

Au cris déchirants et souffrants
d’une foule qui réclamait du pain
le féroce monarchiste Bava
rassasia les affamés avec du plomb.

Mille innocents tombèrent
sous le feu des soldats fratricides
et devant la fureur des soldats assassins
« Mort aux vils », cria la foule.

De grâce, ne rie pas, racaille de Savoie
si le fusil a dompté les rebelles
si les frères ont tué les frères
sur ta tête ce sang coulera !

La foule ventripotente des voleurs
après avoir usurpé tous vos biens,
a rassasié sa soif de sang
en ce jour néfaste et funèbre.

Pleurez, mères désespérées,
quand le soir obscur tombe,
pour vos fils jetés en prison,
pour ceux que le plomb fatal a tués.

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Canto registrato nel Novarese da Cersare Bermani, negli anni Sessanta

Canto raccolto negli anni Sesanta da Cersare Bermani, in provincia di Novara.
Il canto fa riferimento all’insurrezione di Milano del 1898, l’ultimo atto di una crisi che dura da più di un anno, scatenata dall’ennesimo aumento del prezzo del pane, con centinaia di contadini uccisi dall’esercito nel corso di innumerevoli atti di protesta.
Il potere teme che le lotte contadine del centro e del sud si saldino con quelle degli operai della nascente industria del nord, creando le condizioni per una vera e propria rivoluzione. Il rischio è troppo grande: è allora che il Partito Socialista ritira il suo appoggio all’insurrezione, sconfessandola. Per tre giorni, nel centro della capitale industriale, la folla disarmata e disorganizzata resta alla mercé dei cannoni comandati dal generale Fiorenzo Bava Beccaris.
Non si conosce il numero esatto delle vittime, ma i giornali dell’epoca stimano tra le 500 e le 800 vittime. Un solo soldato resta ucciso durante gli scontri, vittima di fuoco amico.

Sulla stessa aria, nel dicembre 1969, quattro giovani anarchici mantovani improvvisarono la Ballata del Pinelli.

Armonizzazione di Angelo Pugolotti