Il canto anarchico

Preti, padroni, militari, sbirri (o meglio “birri”): non c’è categoria d’oppressori che non sia stata attaccata, insultata, sbeffeggiata, minacciata dal canto anarchico. Spesso sguaiato e irriverente, sempre esagerato, retorico e fatalista, il canto ha sempre accompagnato gli anarchici nelle loro lotte, da quelle quotidiane contro lo sfruttamento, la disuguaglianza, la povertà, la repressione, a quelle contro i grandi nemici di sempre: “lo stato e la chiesa, l’ingorda borghesia…”, la “tracontante genìa” che da sempre opprime l’umanità. Ribelli, insorti, affamati, malfattori, coatti, nihilisti, pezzenti, derelitti, gli anarchici dai loro canti escono sempre con le ossa fracassate, ma sempre animati dall’incrollabile certezza che il giorno del riscatto s’appresta a sorgere….